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Adottiamo le stazioni della Circumvesuviana

giugno 6, 2009

Le stazioni della Circumvesuviana si trovano disseminate su gran parte dell’area vesuviana della provincia di Napoli: se ne trova anche più di una per singolo comune ma, come spesso accade a luoghi del genere, le stazioni medesime sono oggetto delle attenzioni di casi di sicuro interesse sociologico, i quali, muniti di bombolette spray (nel migliore dei casi), dedicano parte del proprio prezioso tempo ad imbrattare il bene pubblico.

Detto bene pubblico, esattamente come i vecchi treni (a proposito: ma non sono pochini i nuovi treni che stanno circolando?), si trovano spesso in uno stato non esattamente decoroso, forse per l’età, forse proprio perché la battaglia contro i barbari si è mutata nel tempo in rassegnazione, forse ambo le cose. Eppure, la Circumvesuviana viene utilizzata dai turisti per andare a vedere gli scavi di Pompei, visitare la villa di Poppea ad Oplonti, il mare di Sorrento…

Anni fa, a qualcuno venne in mente di realizzare “Le stazioni dell’Arte” a Napoli, operazione abbastanza fortunata.

In tempi di crisi, proponiamo qui una variazione povera, in stile Web 2.0.

La nostra ricetta:

  1. si prende un gruppo di affermati architetti ed ingegneri locali, possibilmente provenienti dall’ambito universitario (faranno da coordinatori);
  2. si prendono brillanti studenti laureandi in architettura/ingegneria provenienti dal territorio in cui è presente la stazione;
  3. si sbloccano fondi di qualche provenienza europea necessari alla realizzazione dell’opera;
  4. si studiano le caratteristiche delle singole stazioni;
  5. si pianificano interventi per il recupero ed il miglioramento (abbellimento, sicurezza, prevenzione-barbari, ecc.ecc.);
  6. si realizzano detti interventi;

Questo dovrebbe nella nostra opinione apportare alcuni vantaggi:

  1. si recuperano/migliorano le stazioni;
  2. il bello fa già da solo da deterrente, anche se qualche telecamera non guasterebbe;
  3. si mettono a lavorare studenti, dando loro qualche  prospettiva professionale in più;
  4. si mettono a coordinare gli ingegni locali, di cui siamo ricchi, a volte senza saperlo;
  5. si dà lustro ad un servizio tra i più utilizzati;
  6. ecc.ecc.

Noi la buttiamo lì…   🙂   niente niente ci leggesse Achille Bonito Oliva

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